Due

La verità è che sono piena, sono indipendente.

La verità è che basto a me stessa.

La verità è che sono soddisfatta di ciò che sono diventata.

Ma la verità, quella più importante, è che ho bisogno di un complice.

Ho bisogno di qualcuno che sappia essere al mio fianco anche quando tutto sembra andare a rotoli. Qualcuno da sostenere e che mi sostenga. Qualcuno con cui ridere e piangere senza remore e senza inibizioni.

Ho bisogno di qualcuno con cui poter essere scema, che tiri fuori la donna e la bambina che sono in me.

Ho bisogno di un uomo con cui guardare al futuro senza paura, senza dubbi.

Ho voglia di un rapporto pulito, sereno, libero e vincolante al tempo stesso. Un rapporto che sia fatto di due pienezze che si intersecano, di comunione e condivisione, di unione.

Mi viene in mente la poesia di Erri De Luca “Quando saremo due”

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

e dopo averla riletta, mi mancano il fiato e le parole.

Lo spicchio mancante

Regalate agli altri spicchi di voi. Col cuore, ponderatamente.

Che siano frasi sussurrate, emozioni, confessioni, abbracci o carezze donateli con tutto l’amore di cui siate capaci ma non fatelo con leggerezza.

Sono spicchi di voi, spicchi di anima che non tornano indietro. Scegliete accuratamente a chi affidarli, a chi affidarvi.

Scegliete in modo da non dover mai rimpiangere quel dono, anche se e quando la vita dovesse catapultarvi (e lo farà) su binari paralleli o divergenti.

Donate col cuore ma scegliete con la testa.  Donate a chi saprà curare, apprezzare e custodire.
Solo così quello spicchio d’anima non sarà un rimpianto, solo così di quello spicchio mancante sentirete non il peso ma il valore dell’assenza.

 

Fate un salto anche sul mio blog di cucina se vi va: Inventaricette, in cucina con Maria

Hawaiian Tropic Silk Hydration

Hawaiian Tropic… e l’estate è già qui!

Una linea di prodotti per l’abbronzatura e la protezione solare, altamente idratanti grazie alle proteine della seta.

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Le proteine della seta lo rendono estremamente vellutato ed altamente idratante. Non è grasso e garantisce fino a 12 ore di idratazione. Disponibile nei fattori protettivi 10,15,30 e 50 e dalla fruttata profumazione tropicale Hawaiian Tropic ci accompagnerà per tutta l’estate nella massima sicurezza per la nostra pelle.

La scelta del solare è importante e non va fatta con leggerezza. Si basa sul tipo di fototipo della pelle e sul tempo di esposizione solare a cui si intende sottoporsi.

Restate connessi, nei prossimi giorni ve ne dirò delle belle 😉

In questa terra di mezzo che non è cielo e non è inferno, siamo chiamati a fare, ciascuno, il proprio percorso. Al meglio e al peggio delle proprie possibilità, a seconda di quanto in alto si aspiri a volare o di quanto in basso si brami di cadere.

In questa terra di mezzo che non è cielo e non è inferno, ai bivi più importanti delle vita ci si ritrova spesso impreparati. Si impreca contro le disgrazie, si lodano le venture. Ci si lamenta delle ingiustizie e si ringrazia per le grazie immeritate.

In questa terra di mezzo che non è cielo e non è inferno, il caos apparente che ci domina e ci sconvolge è in realtà un ordine predefinito, un equilibrio stabile che risponde alla più generalista delle leggi fisiche: l’entropia. Il disordine ordinato, la bilancia che non pende.

Quante volte ci siamo chiesti “Perché questo? Perché a me? Cosa ho fatto per meritarlo?” In bene o in male, le domande sono sempre le stesse.

Don Vittorio, nel tentativo di essere rassicurante e consolatore, incitò i presenti a far tesoro degli insegnamenti che zia ci aveva dato, con la parola e con la vita. In quel circolo che a metà era famiglia e per metà era “ma chi è ‘sta gente?”, avevo accanto la mia famiglia, quella di sempre e quella nuova, e due lapidi. La lapide reale, concreta, fredda di zia. Quella più poetica, astratta, che custodiva l’ormai accertato, deceduto rancore nei confronti di chi non avrebbe potuto farmi più male. Accanto a me, a sostenermi e tenermi per mano, c’era il bene. Al di là del bene, quasi come un monito a non dimenticare, il male.

Il bene e il male,dunque, in una antitesi quasi grottesca. Come se in quel momento la legge del contrappasso fosse uscita dall’inferno dantesco per venirmi in aiuto, ma al contrario. Tanto grande e consolidata è la gioia odierna quanto profondo e lacerante è stato il dolore passato: la mia legge del contrappasso.

Non è soddisfazione che ho provato, quanto giustizia. Lì, in quella chiesa, in quel momento di raccoglimento, mi sono resa conto finalmente dell’importanza dell’entropia, dell’ordine nel caos. Il tutto toglie per tutto dare, il conosci il peggio per apprezzare il meglio: lì, a due passi da me, insieme.

E mi vien da sorridere pensando che quasi son grata a chi mi ha forgiata, a chi, inconsapevolmente, mi ha indebolita dandomi la possibilità di rafforzarmi, a chi, mettendomi di fronte a ciò che non voglio e non posso accettare per me stessa, mi ha fornito gli strumenti giusti per riconoscere, scegliere e tenermi stretto ciò per cui ho sempre lottato.

In questa terra di mezzo che non è cielo e non è inferno, mai come in questo frangente, il “giorno dopo giorno, costruire” di Fabi, colonna sonora dei miei anni e filosofia che ho da tempo immemore fatta mia, esplode in tutto il suo essere e mi inonda con la pioggia calda e compensatoria dei suoi frutti.

 

 

 

“E’ qui che vivevo, da piccola”

Appoggiata al braccio della mamma del mio fidanzato, accompagnavo nell’ultimo viaggio una donna di famiglia. Perché della mia famiglia ha fatto parte e perché per la sua famiglia ha speso la vita.

Sporca di farina, con le maniche della vestarella sempre arrotolate al di sopra dei gomiti, quanto pane ci ha fatto mangiare!

In mille modi la posso ricordare..

Con il fazzoletto in testa per ripararsi dal sole cocente quando irrorava i campi col sudore della fronte.

Con gli stivali, nella stalla degli animali, a togliere sterco e a mungere e a riempire le mangiatoie. Con il suo bellissimo vestito turchese e la permanente che le teneva i capelli sempre in ordine.

In cortile, con i piedi nella bacinella di acqua calda e zio che glieli massaggiava.

Seduta, nello spazio antistante a quel forno che le ha bruciato la pelle a colpi di fatiche, accanto al suo amore di tutta una vita, a decantarne le lodi senza nasconderne le gelosie che a quasi ottant’anni non l’avevano abbandonata. Il suo fidanzatino, lui. La sua bimba, lei.

Prodiga di esempi, non solo a parole ma con la sua stessa vita.

Lei che mi veniva incontro, in ansia per il mio esame, a chiedermi come fosse andata e ad abbracciarmi gioendo della mia gioia.

E la scena, la più bella, di quel bacio a stampo tra due ottantenni, lei in un letto d’ospedale, lui, accanto a lei, seduto in silenzio a guardarla.

 

“E’ qui che vivevo da piccola”

E’ qui che ho continuato a vivere, nonostante tutto.

E quei ricordi di bambina, poi diventata adulta, li porterò sempre con me.

Qualcuno avrei voluto evitarlo. L’immagine di lei, ad esempio, che, morta già in vita, a stento mi riconosceva. O quando, ormai esalato l’ultimo respiro, giaceva rigida nel letto che per oltre sessant’anni era stato il suo giaciglio nuziale. Serena, del resto, in vita come in morte.

Era venuta a mancare solo tre ore prima ed io la fissavo, quasi come a sperare che quel torace, da un momento all’altro, ricominciasse a muoversi.

Non si è più mosso. Il suo giaciglio non è più quello di un tempo e lei non ci lascerà più senza parole con le sue battutine al contempo sferzanti, taglienti e innocenti.

Rimarrà con noi, questo sì. Rimarranno in noi i suoi insegnamenti, il suo esempio di vita, la sua allegra simpatia. Rimarrà anche il dolore di un vuoto che da oggi è un po’ più grande. Il vuoto che pesa, appunto. Pieno di ricordi e di affetti. Di carezze e di rimproveri. Di una infanzia che perde inesorabilmente i pezzi migliori di sé.

I percorsi dell’amore

Ore 7:30. Sono sul pullman e in questo lento sciabordio mi piace immergermi nei miei pensieri, in quel mondo irreale per molti, il mondo più vero per me. Amo questi brevi momenti di solitudine, stare sola con me stessa mi aiuta a scendere in profondità, negli abissi più reconditi della mia anima.
Finalmente ho trovato il mio equilibrio felice, ma è proprio questo equilibrio così solido e tanto sereno che mi spinge a chiedermi come sarebbe stato se.
Se.
I se sono molti, troppi. Per fortuna, oserei dire.
Se io fossi stata più matura.
Se lui fosse stato emotivamente meno stitico.
Se ci fossero stati viber e whatsapp ad aiutarci a sentirci più vicini.
O, magari, se lui non fosse partito. Se io l’avessi fermato.
Se non avessi commesso i troppi errori che per anni non mi hanno fatto dormire la notte.
Se avessi creduto di più in lui, in noi.
Se non avesse avuto quel problema che lo spingeva continuamente a superare i propri limiti, a dimostrare sempre qualcosa a se stesso per non sentirsi menomato. O, magari, se di quel problema mi avesse reso partecipe prima di essere così vicini al baratro.
Se. Per fortuna troppi, avevo scritto. Sì, per fortuna. Perché se fossero stati di meno, avrei potuto pensare che qualcuno di quelli si poteva evitare e, evitandolo, la nostra storia sarebbe potuta essere a lieto fine. Invece sono tanti, troppi, e pur evitandone qualcuno ne sarebbero rimasti comunque troppi. In questo modo è più semplice raccontarmi che le cose non avrebbero in ogni caso funzionato, che siamo diversi e abbiamo sempre avuto valori, obiettivi, modi di fare diametralmente opposti. Nonostante tutto ci amavano, é vero, anche se l’ho capito tardi, ma l’amore non può bastare a se stesso. L’amore ha bisogno che i due percorrano lo stesso binario, che sappiano dove vogliono arrivare e scelgano un percorso univoco per raggiungere la meta. L’amore ha bisogno di sicurezze e ciascuno ne esige a suo modo. Non si può pretendere che tutto vada bene a chiunque, ciascuno è diverso dall’altro e diverse sono le necessità. Indubbiamente. Anche nelle necessità, però c’è bisogno di similitudine; il rischio concreto è l’insoddisfazione.
Ebbene, tanti se, paradossalmente, mi regalano la serenità e la certezza che tutto è andato nell’unico modo possibile e che se la vita toglie, la vita dà. A me ha dato molto, con gli interessi. Ad oggi, mi sento di affermare con assoluta certezza che non potrei desiderare di più, né di meglio. Ho tutto ciò che mi sono sempre augurata di avere, in tutti gli ambiti e sotto tutti i punti di vista. Il passato mi ha tolto moltissimo, il presente ha pareggiato i conti. Ed è a questo presente che affido le mie speranze e preghiere, a Dio o alla Provvidenza o a chiunque abbia tra le mani le redini della mia vita. Perché se è indiscutibile che ciascuno è padrone del proprio destino, è ancor più vero, secondo me, che esiste qualche forza al di sopra di ogni nostra volontà che ci dona occasioni e opportunità, lasciandoci liberi di coglierle o di lasciarle andare. Sono grata a quella forza per avermi regalato tutto ciò che oggi mi rende felice e sono grata a me stessa per aver saputo cogliere l’occasione, per essere stata in grado di guardare oltre e per aver contribuito a costruire questa grande storia d’amore.

Ore 16:00. Passano le ore, guardo il calendario e mi rendo conto che oggi è il 6 Dicembre. E non è un giorno qualunque. Quali strani scherzi ci gioca la vita. Potrebbe essere una semplice coincidenza, potrebbe non esserlo però. Chissà. …..In ogni caso, auguri a lui e a me, per questa nuova vita, per questa nuova gioia.

Trnd: progetto FAGE fruyo 0%

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Ciao a tutti, sono assente da alcuni giorni per via di un congresso/vacanza in quel di Genova. Una esperienza bellissima e molto costruttiva sotto molti punti di vista: umano, sociale, culturale, personale, turistico. Non è però di questo che oggi vi voglio parlare. Sto partecipando ad un progetto di ricerca di mercato indetto da trnd che riguarda lo yogurt greco colato alla … Continue reading

Io, la mia reflex e la food photography

Pronta a partire per una nuova stimolante avventura.

Come i capelli per Niccolò Fabi, la mia reflex per me. Non vivo più senza.

E’ un vero e proprio percorso di crescita che da oggi si arricchisce di una ulteriore esperienza, una rubrica di food photography che mi aiuterà e aiuterà chi vorrà seguirmi, a scoprire come scattare una buona foto di cucina, quali gli elementi necessari e quali quelli imprescindibili, quali errori evitare e le accortezze per rendere ogni scatto degno di attenzione.

Sarà il sito onephoto ad ospitare la mia rubrica e a darmi la possibilità di mettermi alla prova e di inoltrarmi sempre di più in quello che mi piace definire “Il paese delle meraviglie”

Food photography- La nuova rubrica è online